Domenica sono andato all’Eicma 2008. Quello che segue sono mie personali considerazioni sui nuovi modelli della categoria Racing Replica.
La riscossa delle europee è ormai avvenuta, e anzi, in certi frangenti sembra proprio che l’avanzata dei marchi europei sia coincisa con la totale involuzione dei marchi Giapponesi.
Era gia avvenuto l’anno scorso con la presentazione della Honda CBR 1000. Una linea che non piace e non piacerà. E’ inutile che qualche fan del marchio dell’ala dorata dica il contrario. E non è cambiando il portatarga o lo scarico che le cose migliorano. Se una moto nasce brutta, brutta resta.
La stessa cosa vale per la Yamaha R1 che sembra aver copiato la filosofia Honda con l’aggiunta di due terrificanti silenziatori. Una specie di VFR. Per non parlare del gruppo ottico anteriore: un mix tra gli occhi di un calabrone e di una rana anoressica appena fatta di extasi.
Senza complicarsi troppo la vita in complesse teorie di design, basta osservare la sproporzione di queste due moto tra la parte anteriore e quella posteriore. E’ inutile, non ci si scappa, sono goffe.
Per quanto riguarda Suzuki e Kawasaki il discorso è leggermente diverso. Non piacendomi particolarmente il gruppo ottico di entrambe, ed in particolare quello della verdona, non posso dire che siano moto che mi fanno impazzire. Però hanno una linea comunque equilibrata con l’apice del codone e la parte più alta del serbatoio più o meno sullo stesso livello. Ed infatti Ducati con la 849/1098/1198 segue questa filosofia.
Di Ducati cosa dire? Nulla! Se non che la linea dei modelli sopracitati resta di altissimo livello, proporzionata in tutte le sue forme come una vera moto da corsa, così come solo bene possiamo parlare della Bimota che ha centrato in pieno con la DB7.
Infatti, prima di dire che Honda e Yamaha sono innovative, che queste sono le linee del futuro e altre chiacchiere da bar simili, vi invito a fare una piccola riflessione. Avete mai visto una Motogp dal vivo? Ai saloni ci sono sempre. Quella è la linea delle moto da corsa, e non quelle schifezze che abbiamo visto con la CBR e con la R1.
E ora parliamo di quella che per me è la vera regina del salone: La BMW R1000SS. Nonostante fosse ancora la versione Racing, cioè senza fari e frecce, un’idea di quella che sarà la versione stradale la si fa. Da qualsiasi angolazione la si osservi si nota una pulizia di linee, un gusto nel design ed una grinta racing che nessun’altra moto ha. Forme proporzionate, spigolosa, un cupolino appuntito che è una meraviglia e una coda degna di tale nome ne decretano, per me, il titolo di moto più bella del salone.
Due parole anche per l’Aprilia: Stesso discorso di Honda e Yamaha. Brutta. Ne più ne meno come queste due, eredita la coda in stile moto degli anni 70 e un faro da RS 125.
In considerazione di ciò che ho visto mi viene da dire una cosa. Ma perchè i Jap non copiano più come facevano fino a poco tempo fa? Avevamo il vantaggio di moto belle ed aggressive unite alla proverbiale affidabilità dei prodotti del Sol Levante. Questa ricerca a tutti i costi di qualcosa di nuovo li ha portati a sfornare un mare di bruttezze. Per lo meno per quanto riguarda le sportive carenate.