





Certamente il nostro caro amico Lucio si sarà divertito più di noi, rinchiuso magari in un centro commerciale oppure in coda per ore sulle rive del Benaco, ma di certo, noi 5 abbiamo passato una domenica di puro divertimento e allegria.
Dopo il forfait di 3 colleghi, tra cui il Babo che ha comunicato la sua mancanza alle 4 e mezza di mattina, ci siamo ritrovati come previsto nel seguente ordine d’arrivo: Io, il neoiscritto Massimo, Giambattista, Maurizio (Caprio) e a sorpresa Fabio con il suo Varadero.
A tutti gli altri che non si sono presentati: Non saprete mai fino in fondo cosa vi siete persi!
Partiamo tutti e ci dirigiamo in direzione Cremona per poi proseguire nel Piacentino e nel Parmense attreversando i soliti Busseto, Fidenza, Noceto per arrivare dove di fatto parte il nostro itinerario: Fornovo sul Taro.
Passato il ponte del fiume si svolta subito a destra e si prosegue per circa un paio di chilometri fino al bivio che porta a sinistra sulla Cisa e a destra a Borgo val di taro. Prendiamo la seconda e iniziamo a percorrere la strada che affianca il fiume. Bella e scorrevole, con un bell’asfalto, ci porta velocemente al Borgo appenninico e da li proseguiamo in direzione Passo Cento Croci. Inizia una classica stradina di montagna, dove io e Maurizio, tendenzialmente più sportiveggianti, iniziamo a guidare con più brio. Ne consegue che dopo poco si crei un vuoto alle nostre spalle che ripristiniamo quando ad un bivio decidiamo di voltarci e tornare poco più dietro per non disperderci. Nella manovra di inversione, il Caprio non riuscirà a completare alla perfezione la manovra finendo con la moto in una piccola scarpata. Dopo 5 minuti di risate verrà aiutato da me a riportare sull’asfalto la sua Ducati.
Giunti sul valico ci fermiamo 20 minuti per sgranchirci un pò e continuare a ridere per la divagazione crossistica di Maurizio. Terminata la pausa si parte in direzione Varese Ligure. Giunti nell’antico e bellissimo borgo medioevale riusciamo ad acquistare, al mercato nero, 18 pizzette che vengono divorate nella tranquillità di un parchetto alberato poco distante dal centro. Giambattista, che invece è più organizzato di noi, sfoggia invece una borsa da moto comprata alla Lidl alla modica cifra di 19,98€, da cui escono panini, acqua e frutta. La voglio anch’io!
Vi è mai capitato che uscisse la corrente durante il rifornimento di carburante? A noi si! Fortunatamente non era un self ma c’era il gestore. E non dite che tanto potevamo aspettare lo scontrino! Trovato un altro distributore partiamo in direzione del Passo del Biscia. Il passo prende il nome dal monte omonimo, ma durante il tragitto mi sono chiesto se non fosse dovuto invece alla presenza dei rettili. Sarà stato un caso, ma in mezzo alla strada abbiamo trovato una bella biscia, purtroppo schiacciata, con la bocca aperta come se ci volesse mordere. Curiosamente era anche per un terzo sollevata da terra iin posizione d’attacco. Forse non era proprio morta…
Il passo Biscia è una novità per me. Non l’avevo mai fatto ma devo dire che nonostante non sia una strada per smanettoni, gode di un’ottima panoramica e di tratti immersi in un bosco che me lo fa apprezzare. E poi chi ha detto che io sono uno smanettone?
Ormai siamo nettamente nell’entroterra Genovese e scesi dal passo un piccolo cartello attira la mia attenzione: Miniera di Gambatesa. Piccola consultazione e decidiamo di fare i minatori. La minera di Gambatesa è una miniera di manganese parzialmente ancora in attività. Da quello che la guida ci dice è stata la più grande a livello europeo per quanto riguarda questo tipo di minerale.
Paghiamo il biglietto (11 euro) e iniziamo la visita. Per prima cosa ci portano in una stanza dove viene proiettato da un atroce proiettore un piccolo documentario e subito dopo avviene la consegna dei caschetti. Si sale sul treno e si entra nella galleria procedendo per circa un chilomentro. All’interno la temperatura è costantemente di 14 gradi e visto che fuori ce n’erano più di 30 è buona cosa entrare con i giubbini da moto indossati. in seguito Fabio pagherà le conseguenze di questo sbalzo di temperatura.
Dopo qualche minuto di viaggio in trenino in quattordicesima classe arriviamo nel punto di raccolta dei visitatori. La guida ci spiega le tecniche di avanzamento dei minatori con l’esplosivo ed è a quel punto che il Caprio, ricordando le sue origini partenopee, inizia una discussione sugli esplosivi. Passando dalla nitroglicerina e ricordando anche le cipolle di capodanno, ricorda a tutti che a San Paolo da sempre si usano i Magnum! Ma io non ho mai saputo che ci fossero miniere a San Paolo! Descrivere le facce allibite della gente non è possibile!
Tra una cosa e l’altra questa divagazione “mineraria” ci porta via due orette. Ormai sono le 16 e decidiamo di prendere una via più corta per il rientro. Scendiamo quindi per i paesi di frisolino e carasco e troviamo delle indicazioni per Bobbio-Piacenza: La mitica Val Trebbia. Prima però dobbiamo passare per il Passo della Forcella che ci porterà a Parazzuolo. La strada è ampia con belle curve e senza troppe buche, ma a mio parere la grana dell’asfalto ha qualcosa di strano. Infatti più di una volta ho sentito lo pneumatico anteriore perdere grip.
Da Parazzuolo si marcia fino a Rezzoaglio, poi ad Allegrezze e infine si arriva a Santo Stefano D’Aveto, nell’ominima valle. Facciamo una piccola sosta per bere da una fontanella e veniamo a sapere che Fabio, a causa delle patatine mangiate durante la gita in minera, e probabilmente dal freddo preso, è in condizioni precarie. Le sue parole sono le seguenti: Mi viene su tutto.
Tra una sosta e l’altra di Fabio passiamo prima per il Passo del Tomarlo e arriviamo direttamente a Marsaglia, sulla statale 45 di Bobbio. Durante la sosta, Fabio ci invita ad abbandonarlo al suo destino, ma noi, a dispetto di quanto afferma il nostro Lucio, siamo un gruppo coeso e quindi aspettiamo li con lui. Da questo punto inizia la discesa verso Piacenza e vista l’ora decidiamo di prendere l’autostrada appena giunti nella cittadina Emiliana.
Il tragitto in autostrada non offre nessuno spunto d’interesse e quindi tralasciamo ogni commento.
Quando arrivo a casa il mio orologio segna le 20 e 45! Siamo partiti esattamente 11 ore e mezza prima!
E’ stata una giornata per certi versi impegnativa e stancante, anche a causa del caldo, ma certamente abbiamo vissuto una giornata fantastica e tutti noi possiamo certamente affermare di esserci divertiti e di aver acquisito dei ricordi indelebili per un’altra giornata passata su due ruote.
A quelli che come Lucio non sono venuti possiamo solo dire una cosa: Non sapete cosa vi siete persi! Ma potete sempre venire la prossima volta.
Alla prossima!